domenica 30 novembre 2008

Assemblea Sinistra Europea - Berlino 29 novembre


Berlino, 29 nov. (Apcom) -
Riorganizzazione del ruolo della Banca centrale europea, nazionalizzazione dei settori economici chiave, salari e pensioni minime, investimenti nelle energie rinnovabili e dissoluzione della Nato. Sono queste alcune delle principali richieste inserite nella piattaforma programmatica comune con cui i partiti socialisti e comunisti riuniti nella Sinistra europea si presenteranno alle elezioni europee del prossimo anno. Il programma, riassunto in un documento di dieci pagine, è stato approvato oggi nel corso di una conferenza a Berlino cui ha preso parte anche il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, accanto ai rappresentanti della sinistra radicale e d'opposizione europea, dal Partito comunista francese (Pcf) a quello spagnolo (Pce), fino alla tedesca Die Linke. Nella sala del cinema Babylon che ha ospitato l'incontro non si sono fatti però vedere, nonostante la loro presenza fosse annunciata nelle prime bozze del programma, i due volti più noti della rinascita della sinistra alternativa in Europa: il co-presidente della Linke, Oskar Lafontaine, e il capogruppo della Linke al parlamento tedesco, Gregor Gysi.

Questioni di agenda, spiegano i partecipanti alla conferenza, secondo i quali la loro assenza era annunciata da giorni. Lafontaine si trova in Francia per seguire da vicino il congresso di fondazione del "Parti de gauche", una formazione chiaramente ispirata - a partire dal nome - alla "Linkspartei" tedesca. Gysi, invece, era oggi in Assia, dove la Linke ha aperto la sua campagna elettorale in vista delle regionali del prossimo gennaio.

La loro assenza non rappresenta insomma un gesto di sfiducia verso il resto della Sinistra europea, ha spiegato ad Apcom Lothar Bisky, co-presidente della Linke e leader della Sinistra europea. "Si tratta solo di una ragionevole divisione dei compiti: se non fosse andato Lafontaine sarei andato io" in Francia, ha chiarito Bisky. Anzi, ha aggiunto Ferrero, a segnalare l'interesse della Linke verso le altre forze della Sinistra europea c'è il fatto che sabato 6 dicembre Lafontaine sarà a Venezia su invito di Rifondazione comunista, per partecipare a un dibattito sulla crisi economica a cui interverrà anche il segretario della Fiom Gianni Rinaldini.

In conferenza stampa Bisky ha ricordato la novità di una piattaforma elettorale comune della Sinistra europea e ha sottolineato la necessità di "un cambio di rotta a livello politico", in quanto "le promesse del neoliberalismo sono fallite". Dall'attuale crisi economica, gli ha fatto eco Graziella Mascia, vice presidente della Sinistra europea, "bisognerebbe uscire con maggiori diritti per i lavoratori e i cittadini e con un altro modello di sviluppo", mentre "abbiamo l'impressione che qualcuno voglia approfittarne per ridurre ulteriormente i diritti dei lavoratori e addirittura il ruolo e i poteri delle organizzazioni sindacali".

La Sinistra europea, ha proseguito Bisky, è "pro-Europa": "vogliamo sì l'integrazione europea, ma un'integrazione che metta al centro gli interessi della maggioranza delle persone e non quelli dei mercati finanziari e di alcune multinazionali". Bisky ha poi confermato il no della Sinistra europea al Trattato di Lisbona e ai parametri del patto di stabilità e crescita e ha attaccato la Bce: "bisogna cambiare rapidamente la struttura e i compiti della Banca centrale europea", ha spiegato, riassumendo uno dei passaggi della piattaforma comune approvata a Berlino. "Rifiutiamo inoltre ogni allargamento della Nato", ha precisato il co-presidente della Linke e "non vogliamo che l'Europa diventi una fortezza alle sue frontiere".

E non è mancata una frecciata ai socialdemocratici tedeschi della Spd. "Non siamo noi che ci allontaniamo da loro" con questa piattaforma europea, "ma loro da noi", ha chiarito Bisky. Comunque la Linke è disponibile a parlare con la Spd, ma "da una posizione di parità".

Nel suo intervento di fronte ai rappresentanti dei 30 partiti membri e osservatori della Sinistra europea riuniti a Berlino, Ferrero si è soffermato sul rischio che a pagare il conto della crisi economica siano alla fine le fasce più deboli. A margine il segretario del Prc è tornato anche sulle questioni italiane. Alla vigilia dello sciopero del 12 dicembre la Cgil è sotto attacco "perché è il punto vero di opposizione efficace in Italia", ha sostenuto. "L'opposizione parlamentare non fa il suo mestiere di opposizione, noi siamo molto deboli e la Cgil è il vero punto che può obbligare il Governo a cambiare politica", ha concluso Ferrero.

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