VII Congresso Prc

Al prossimo congresso del Prc sosterrò il documento 3 :
" Dall’appello di Firenze alla mozione dei 100 Circoli :

RIFONDARE UN PARTITO COMUNISTA
PER RILANCIARE LA SINISTRA,
L’OPPOSIZIONE E IL CONFLITTO SOCIALE
"


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domenica 11 maggio 2008

Il Libano brucia ancora

di Michele Giorgio da Il Manifesto del 10-05-08
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Con un giorno di battaglia e 20 morti i miliziani di Hezbollah e Amal ora controllano il settore ovest. Incendiata la tv di Hariri, razzo in un giornale. Il governo non cede e cerca aiuti. L'esercito per ora neutrale, ma c'è tensione
«Beirut evita la guerra civile e la pioggia del mattino la ripulisce per la giornata della soluzione». Così titolava ieri il quotidiano progressista vicino all'opposizione, As-Safir, ottimista sugli sviluppi della situazione. La guerra civile in verità non è affatto evitata anche se ieri pomeriggio è tornata la calma a Beirut - ma non nella Bekaa e a Tripoli - dopo ore di combattimenti violenti che hanno visto i miliziani sciiti di Hezbollah e di Amal prendere il sopravvento su quelli del partito Mustaqbal, del leader sunnita Saad al-Hariri, e prendere il controllo completo di tutta la zona occidentale della capitale libanese. Dopo tre giorni di scontri i morti sono una ventina e decine i feriti. Peraltro anche la soluzione di cui parlava as-Safir non è dietro l'angolo. La crisi non è destinata a trovare un'immediata via d'uscita, nonostante la previsioni favorevoli fatte da uno dei leader dell'opposizione, l'ex generale Michel Aoun. La maggioranza filo-occidentale si è scoperta debole, dopo i toni forti usati nei giorni scorsi soprattutto dal leader druso Walid Jumblatt, ma non appare incline a cercare un compromesso con l'opposizione. Il premier Fuad Siniora, nonostante le sollecitazioni giunte anche dallo sponsor saudita, per il momento resta al suo posto. Ieri sera, dopo una riunione nella residenza del leader della destra estrema, Samir Geagea, i principali esponenti della maggioranza hanno lanciato all'opposizione l'accusa di colpo di stato e di voler imporre i piani di Siria ed Iran in Libano. Hezbollah e Amal hanno replicato comunicando che non rimuoveranno i blocchi stradali e quelli intorno all'aeroporto, che paralizzano Beirut, fino a quando il governo non riprenderà la strada del dialogo. Intanto centinaia di persone, fra cui cittadini stranieri, si sono ammassate ieri al confine con la Siria. Uomini, donne e bambini sono riusciti a raggiungere i posti di frontiera di Arida, nel Libano settentrionale, e di Masnaa, nell'est, per tentare di lasciare il paese. Fra le persone in fuga ci sono cittadini britannici, statunitensi, tedeschi, ciprioti e numerosi siriani. L'ambasciata italiana ha adottato misure protettive per i nostri connazionali in Libano, di cui non si esclude l'evacuazione. Il primo nodo da sciogliere è quello della rete telefonica indipendente di Hezbollah. Nella conferenza stampa di giovedì, Hasan Nasrallah, il leader del movimento sciita, ha ripercorso le tappe dell'intera vicenda ricordando che la questione era già stata sollevata l'anno scorso dal governo. All'epoca, il ministro delle telecomunicazioni Marwan Hamade aveva denunciato «l'esistenza di una rete telefonica terrestre di Hezbollah, realizzata col sostegno della Siria e dell'Iran», nel sud del paese e nella sua roccaforte alla periferia meridionale della capitale. Nasrallah ha confermato quanto un anno fa diceva Hamade, ma ha ricordato che la rete telefonica «è terrestre ed è esclusivamente ad uso militare per consentire ai quadri, alle cellule e al comando della resistenza di comunicare senza essere ascoltati dal nemico», Israele. «Non si creda - ha aggiunto - che la usiamo per telefonare all'estero o per far soldi sostituendoci allo stato libanese». Per il governo invece il movimento sciita viola apertamente la sovranità nazionale e cerca di creare uno «Stato nello Stato». Dietro la questione della rete di comunicazione di Hezbollah si cela però il vero nodo dell'intera vicenda: l'arsenale militare del partito sciita che le forze della maggioranza vogliono smantellare, così come desiderano Stati uniti e Israele. Hezbollah lo ha capito e ha reagito con l'uso della forza, mettendo in chiaro che qualsiasi tentativo di disarmare la sua guerriglia, nell'attuale contesto politico e militare della regione, con i venti di guerra che spirano in direzione dell'Iran e nuovamente del Libano del sud, è destinato a provocare la guerra civile e un bagno di sangue.D'altronde l'attacco rapido sferrato ieri a Beirut Ovest contro le sedi di Mustaqbal e i mezzi d'informazione di questo partito non lasciano dubbi sulla volontà di Hezbollah di lanciare pesanti avvertimenti a Saad Hariri e al suo alleato Jumblatt, frequentatori assidui del Dipartimento di stato americano e dell'ambasciata Usa a Beirut. Ieri mattina il muro di cinta della residenza di Hariri è stato colpito da un razzo che non ha causato vittime mentre Jumblatt è stato scortato dall'esercito fuori dalla sua abitazione, circondata da militanti dell'opposizione. La sede di al-Mustaqbal Tv, nella zona di al-Rausha, poco dopo, è stata incendiata dopo essere stata presa d'assalto dai militanti del Partito nazionale sociale, una delle formazioni alleate Hezbollah e Amal. Un razzo inoltre ha colpito il quarto piano della redazione del quotidiano che fa capo sempre al partito di Hariri. L'esercito per il terzo giorno consecutivo non si è schierato e si è limitato ad intervenire nei casi più a rischio.Diversi paesi arabi intanto puntano l'indice contro Hezbollah e l'opposizione libanese. L'Arabia saudita ha chiesto ed ottenuto un vertice straordinario dei ministri degli esteri, che dovrebbe svolgersi domenica, mentre l'Egitto ha affermato di non poter «permettere che il Libano venga controllato dall'Iran». Invece da Ramallah il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha chiesto ai circa 400mila rifugiati palestinesi in Libano di rimanere fuori dagli scontri, anche nel ricordo amaro dei tanti massacri subiti durante la guerra civile.

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