Traduzione a cura di Claudio Buttazzo per la redazione www.comunistinmovimento.it
L’Europa del 21° secolo ha bisogno di pace, democrazia, giustizia sociale e solidarietà.
Piattaforma del Partito della Sinistra europea per le elezioni al Parlamento europeo del 2009
Le elezioni per il Parlamento europeo del giugno 2009 saranno un’opportunità per cambiare i fondamenti dell’Unione europea e aprire una prospettiva nuova per l’Europa.
Siamo di fronte a una crisi finanziaria, economica e sociale, una crisi generale del sistema che cresce di giorno in giorno. Essa amplifica e aggrava la crisi alimentare, energetica e ambientale. Approfondisce il divario tra i sessi. Ha un impatto diretto sulla vita di tutti i popoli d’Europa e del mondo. Lo shock che essa provoca ovunque nell’Unione europea è enorme. La crisi è causata dalla globalizzazione neoliberista, cioè dall’ irresponsabile scelta delle élite politiche ed economiche per un capitalismo devastante, il cui prezzo viene pagato dalle popolazioni. Essa mette in pericolo la pace, la sicurezza e la coesistenza internazionale.
Il mondo è stato trascinato in questa crisi globale dalla politica economica degli Usa, in particolare dall’Amministrazione Bush.
La crisi dimostra ancora una volta il fallimento del neoliberismo, di una globalizzazione che ha massimizzato i profitti dei mercati finanziari, che sono stati i principali attori sulla scena globale senza alcun controllo e alcun intervento da parte degli Stati. La politica, gli Stati e le intere comunità sociali sono subordinati allo strapotere dei mercati finanziari. Il risultato è evidente: la mancanza di democrazia e la fine dello stato sociale.
Politiche di bassi salari e di precarizzazione del lavoro, come conseguenza delle misure deflazionistiche applicate dai governi dei paesi sviluppati, hanno messo a repentaglio il sistema finanziario e creditizio.
I governi, le istituzioni e gli organismi economici mondiali come il Fondo monetario internazionale hanno imposto politiche di privatizzazione e deregolamentazione.
Di conseguenza, sono chiamati in causa i fondamenti neoliberisti dei trattati Ue, in particolare la loro insistenza su un’ “economia di mercato aperta e di libera concorrenza”, la libera circolazione dei capitali, la liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici, lo status e la funzione della Banca centrale europea.
Questa crisi storica che colpisce il cuore del capitalismo ci impegna a sostenere la resistenza dei popoli e ad aprire una prospettiva di cambiamento per l’Europa. La Sinistra europea ritiene che una via d’uscita da questa crisi la si può trovare solo con la lotta per una società democratica e sociale in Europa: “Un Europa dei popoli, non delle banche”.
Questa crisi è anche politica. Il NO irlandese, francese e olandese al Trattato di Lisbona e alla Costituzione europea hanno dimostrato come un sempre maggior numero di persone in Europa disapprovano le politiche antidemocratiche e antisociali dell’ Unione europea. Esse guardano alla costruzione europea come a qualcosa di distante e incomprensibile, come a qualcosa che non le riguarda, che ignora le loro speranze e la loro effettiva situazione.
Ribadiamo il nostro NO al Trattato di Lisbona. L’espressione democratica della volontà popolare deve essere rispettata all’interno di un nuovo processo democratico basato sulla partecipazione attiva dei cittadini, dei popoli e dei parlamenti nazionali. La partecipazione democratica e i poteri parlamentari devono essere rafforzati attraverso norme sulle petizioni popolari, sull’ampliamento co-decisionale e più forti relazioni tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo. I cittadini europei devono poter discutere e decidere su un’alternativa al Trattato di Lisbona.
L’Unione europea interferisce nella vita dei popoli d’Europa. A 15 anni dal Trattato di Maastricht prevalgono ancora gli orientamenti neoliberisti. La vita e le condizioni di lavoro della maggioranza della popolazione europea sono rapidamente peggiorati: prolungamento dell’orario di lavoro e della vita lavorativa, salari insufficienti, crescita della disoccupazione di lunga durata e giovanile, del lavoro precario, temporaneo e tirocini non retribuiti sono una scandalosa realtà. In generale, i servizi pubblici vengono utilizzati per il profitto. Tutto questo fa crescere la pressione psicologica e fisica, le malattie, la paura; si ha una perdita del senso di solidarietà e un aumento della violenza contro i più deboli nella società. La situazione degli immigrati nei paesi membri dell’Unione europea, come pure la stessa politica sull’immigrazione della Ue, riflettono drasticamente questo stato di cose.
Dall’altra parte, i profitti sono aumentati enormemente, i dirigenti percepiscono retribuzioni astronomiche, anche quando le loro azioni producono risultati negativi. I ricchi divengono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Per quanto concerne i recenti avvenimenti in Europa, come il conflitto nel Caucaso,e gli sviluppi nel Kossovo, i trattati bilaterali con gli Usa per la costruzioni di basi militari statunitensi nell’Europa dell’Est e l’attuale corsa agli armamenti, è importante per l’Unione europea il rispetto del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni politiche a qualunque conflitto.
La militarizzazione della politica estera di un’ Ue legata alla Nato deve essere sostituita da un altro concetto di sicurezza basato sulla pace, sul dialogo e sulla cooperazione internazionale.
Molta gente è delusa, frustrata dalle direzioni della politica europea. E tuttavia c’è anche tanta gente che lotta per la salvaguardia dei posti di lavoro e per la sicurezza sociale, per i servizi pubblici e per il proprio diritto a partecipare al processo di decisione politica. Lotta per una nuova politica, per il rispetto dei diritti sociali e individuali, per il rispetto dei diritti umani di chiunque viva sul territorio dell’Unione europea. L’immigrazione e il diritto d’asilo sono divenuti un problema urgente nella lotta politica. Così come va proseguita la lotta per la parità tra i sessi, per la democrazia, la giustizia e per il diritto di tutte le persone a vivere in dignità e solidarietà gli uni con gli altri.
L’Unione europea è più che mai di fronte a un bivio:
o essa continua nella sua attuale politica capitalistica, che sta alla base della crisi finanziaria, di sicurezza, alimentare ed energetica;
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oppure diventa uno spazio di sviluppo sostenibile, di giustizia sociale, di pace e cooperazione reciproca, di uguaglianza tra i sessi, di partecipazione democratica e di solidarietà, uno spazio nel quale l’antifascismo, la lotta contro il razzismo, per le libertà civili e i diritti umani siano una pratica comune.
La Sinistra europea chiede che questa Europa sia un’Europa pacifica e civile, la cui economia sia socialmente ed ecologicamente sostenibile e si sviluppi sulla base della democrazia e della solidarietà. Ciò richiede una nuova sinergia tra le forze sociali e politiche. Richiede idee, iniziative e un duro lavoro da parte dei soggetti politici e delle forze democratiche, dei sindacati e dei movimenti sociali, dei rappresentanti della società civile. Una lotta comune deve dispiegarsi sia nelle strade che nelle istituzioni.
Noi dobbiamo unificare i movimenti di lotta per la pace e contro la guerra con i movimenti no global, con il movimento di chi si batte contro la precarietà di lavoro e di vita, con le lotte dei lavoratori, delle donne e dei giovani.
Insieme con i rappresentati delle altre forze di orientamento socialista, comunista e della sinistra verde nordica abbiamo collaborato con successo all’interno del gruppo Gue/Ngl al Parlamento europeo. Il carattere pluralista di questo gruppo ha arricchito le capacità creative della sinistra di opposizione tra il 2004 e il 2009. Vogliamo sviluppare ulteriormente questa esperienza nel nuovo parlamento europeo.
Alla luce della crisi attuale, la Sinistra europea è tanto più chiamata a svolgere un ruolo efficace nella promozione di una comune azione politica contro l’egemonia culturale e politica della destra.
Le politiche neoliberiste dell’Unione europea sono state possibili, tra l’altro, da quella sorta di grande coalizione determinatasi nel Parlamento europeo tra le forze conservatrici e i partiti del socialismo europeo. Questa convergenza è la causa principale della crisi della politica sul piano europeo. Ciò crea grandi contraddizioni all’interno dei partiti socialdemocratici europei.
La Sinistra europea è in competizione nei confronti dei partiti conservatori e liberali, di quelli socialdemocratici e dei partiti dei Verdi nei singoli paesi membri e nei confronti dei corrispondenti partiti europei, i quali sostengono la logica delle odierne politiche europee.
La Sinistra europea si batte per un cambiamento e per conquistarsi uno spazio politico in Europa.
La Sinistra europea riafferma la propria lotta conseguente contro qualsiasi tentativo della destra estrema e populista di accrescere la propria influenza in Europa.
SUPERARE LA CRISI: LE PERSONE PRIMA DEI PROFITTI
Per un’economia sociale ed ecologica in Europa
La crisi richiede una risposta coordinata a livello internazionale ed europeo.
La Sinistra europea è sinonimo di una politica basata su uno sviluppo economico e sociale ed ecocompatibile. Una politica finalizzata alla difesa e allo sviluppo delle conquiste sociali.
Contrariamente a quanto sostenuto dalla strategia di Lisbona, noi ci adoperiamo per una strategia fondata sui valori di solidarietà e cooperazione, per la piena occupazione e un razionale rapporto con la natura. Ciò è possibile solo modificando le attuali regole del sistema economico e finanziario internazionale.
E’ necessario rifondare l’Unione europea sulla base di nuovi parametri, che si basino sulle persone e sui loro diritti e non sul profitto.
Noi sosteniamo che i lavoratori non devono pagare per la crisi, soprattutto nel mentre le banche e le finanze vengono salvate. La logica del G7 e dell’Unione europea si propongono di privatizzare i profitti e socializzare le perdite.
E tuttavia, anche l’attuale legislazione consente la spesa per un piano pubblico di investimenti in grado di sostenere l’occupazione e la ristrutturazione in senso ecologico dell’economia.
In materia di finanze, la crisi rende evidente il ruolo determinante delle politiche di credito. Il credito deve essere reindirizzato verso i settori produttivi dell’economia e della società, verso il lavoro, le priorità sociali e ambientali, a partire dalle città e dalle regioni fino alla Banca centrale europea. Per realizzare questo riorientamento del credito e del denaro, noi sosteniamo il controllo politico e sociale sul sistema bancario e finanziario.
Noi sosteniamo il diritto dei lavoratori e delle loro organizzazioni, così come degli eletti nelle istituzioni locali, al controllo sull’uso dei crediti e dei sussidi.
Noi critichiamo gli obiettivi e le politiche attuali della Banca centrale europea, la sua assoluta indipendenza da qualunque controllo politico, la mancanza di trasparenza nelle sue decisioni e nei suoi atti. Ribadiamo l’urgente necessità che la sua politica monetaria risponda agli obiettivi di una nuova crescita economica e occupazionale, che sono una priorità rispetto al contenimento dell’inflazione.
Di conseguenza, il ruolo della Banca centrale europea va cambiato in sintonia con i criteri di un nuovo sviluppo occupazionale, sociale ed ambientale, attraverso una riduzione selettiva dei suoi tassi di interesse. La Bce deve essere sottoposta al controllo pubblico e democratico. Il suo statuto va cambiato. Il patto di stabilità deve essere sostituito da un nuovo patto di solidarietà, incentrato sulla crescita, la piena occupazione, la tutela sociale e ambientale.
E’ necessario tassare le transazioni finanziarie e la rendita in Europa e di abolire i paradisi fiscali. E’ anche necessario introdurre una tassazione sui capitali speculativi al fine di alimentare la creazione di un fondo europeo. I movimenti di capitali e, in particolare, i profitti non direttamente collegati con gli investimenti e il commercio devono essere sottoposti a controllo e tassazione.
La Tobin tax può essere uno strumento per finanziare iniziative industriali innovative nei settori indicati dalle agenzie internazionali e delle Nazioni unite con l’obiettivo di ridurre le emissioni globali e aumentare i posti di lavoro. Questo fondo europeo essere sottoposto agli indirizzi e ai programmi del Parlamento europeo: una sorta di “nuovo patto verde” del Parlamento stesso.
I beni comuni e i settori strategici dell’economia, compreso il credito e il sistema finanziario, devono essere socializzati (nazionalizzati), mentre vi è la necessità di ricostruire un sistema generale di welfare su scala europea. La privatizzazione dei servizi pubblici deve essere invertita. E’ necessario aumentare il salario e il reddito dei lavoratori. C’è bisogno di armonizzare il sistema impositivo europeo sulla base del principio della progressività fiscale.
Per quanto riguarda i nuovi diritti e poteri dei lavoratori e dei cittadini, tali poteri e diritti dovrebbero consentire loro di rompere il monopolio delle decisioni che oggi appartengono solo al mercato, in modo da giungere a una vera e propria trasformazione del potere politico. La democrazia deve iniziare con la partecipazione dei cittadini e deve essere estesa a ogni sfera della vita sociale.
Occorre una nuova politica salariale. Vanno respinte le sentenze della Corte di giustizia europea che rappresentano un forte attacco ai contratti collettivi e ai diritti. Respingiamo la direttiva Ue che estende l’orario di lavoro fino a 65 ore settimanali e che consente la flessibilità totale e la parcellizzazione del lavoro.
Siamo per una legge che non consenta di superare un massimo di 40 ore settimanali. E di conseguenza andrebbero modificate tutte le leggi e disposizioni nazionali in materia di lavoro. L’obiettivo devono essere le 35 ore settimanali a livello europeo. Andrebbero, invece, conservate le legislazioni nazionali più avanzate in materia di lavoro. Chiediamo un salario minimo su base europea che corrisponda almeno al 60% del salario medio nazionale e che non si mettano a repentaglio i contratti collettivi.
Per garantire una vita dignitosa, è necessario un reddito minimo garantito per i disoccupati, come pure è necessaria una pensione minima legata al salario minimo e agganciata al costo della vita. L’età pensionabile dovrebbe essere flessibile, tenendo conto delle migliori normative esistenti in materia in alcuni paesi membri della Ue.
Chiediamo un rafforzamento del diritto al lavoro per i migranti, ovunque essi si trovino nell’Unione europea. Una legge sull’immigrazione dovrebbe concentrasi sugli interessi dei migranti e non sugli interessi delle imprese che sono in ce4rca di mano d’opera a basso costo e costringono milioni di lavoratori migranti a lavorare in nero. Respingiamo qualsiasi direttiva europea che imponga provvedimenti di espulsione. Quello di cui c’è bisogno è la concessione del permesso di soggiorno per chi è in cerca di lavoro.
Ci opponiamo alla strategia di Lisbona che contempla il concetto della cosiddetta “flexicurity”. Le nostre priorità sono la lotta contro la povertà, l’emarginazione sociale e la precarietà, per la piena occupazione con posti di lavoro regolari, con l’aumento dei salari, con pensioni e indennità sociali. Le tasse devono essere non solo sul reddito ma sul capitale, consentendo la massima redistribuzione.
L’istruzione, l’assistenza all’infanzia e le cure per gli adulti, in caso di malattia e di vecchiaia, la sanità, l’approvvigionamento idrico e lo smaltimento delle acque reflue, l’approvvigionamento energetico, i trasporti pubblici, i servizi postali, la cultura e lo sport di massa non sono beni commerciali, ma servizi pubblici di pertinenza dello Stato. Perciò essi non devono essere sottoposti a regime di concorrenza con il minimo di costi e il massimo di profitti. Ci opponiamo, pertanto, alla loro privatizzazione e chiediamo un’inversione di tendenza restituendo alla proprietà pubblica quei servizi che sono stati privatizzati.
Per noi questione ambientale e questione sociale sono collegate. Pertanto, l’attuale situazione di crisi economica e finanziaria ci pone di fronte alla sfida del cambiamento dei modi di produzione e di un loro riorientamento in senso ecologico.
Siamo a favore di un nuovo trattato internazionale sulla base della 4° relazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici e del piano di azione Ue 2007-2009. Chiediamo la piena applicazione di quanto sottoscritto dalla Ue in tutti i settori che riguardano il clima e le politiche energetiche.
I seguenti punti rappresentano i requisiti minimi per l’attuazione di tutti gli impegni sottoscritti in materia climatica:
riduzione delle emissioni globali del 30° entro il 2020 e di almeno il l’80% entro il 2050
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aumentare l’uso delle risorse energetiche rinnovabili di almeno il 25% ebtro il 2020
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riduzione del consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e aumento dell’efficienza energetica del 2% l’anno, fissando un limite di consumo pro capite
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introduzione di un obbligo di efficienza per l’industria
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le sovvenzioni Ue devono essere destinate al campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
Noi siamo contro la riduzione del Protocollo di Kyoto ad un sistema di mercanteggio delle quote di emissioni. E’ necessario stipulare un trattato di Kyoto 2 per darsi una nuova startegia globale che consenta la riduzione delle emissioni e rendere lo sviluppo più giusto e più sobrio. E’ necessario un nuovo paradigma basato sulla cooperazione e non sulla concorrenza, iniziando a trasferire tecnologia verso i paesi in via di sviluppo, finanziando le tecnologie pulite e le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici.
L’acqua è una bene universale e l’accesso ad essa deve essere garantito come un diritto umano.
La protezione della natura e lo sviluppo delle risorse rinnovabili, la salvaguardia dei nostri beni paesaggistici, così come la garanzia dell’approvvigionamento alimentare, sono le sfide primarie che abbiado di fronte.
Chiediamo un’intesa per garantire il più elevato standard ambientali all’interno della Ue e per le biodiversità (iniziative concrete per la riduzione dei rifiuti, la protezione delle acque, contro la desertificazione attraverso strategie di salvaguardia del settore agricolo, per l’energia e la salvaguardia climatica).
Vogliamo impegnarci per una sostanziale revisione della politica agricola comune (Pac). Essa deve garantite a tutte le persone in tutto il mondo di poter decidere da sé sulla propria politica agricola, nel pieno rispetto dell’ambiente.
Ci opponiamo alle logiche neoliberiste in agricoltura. Va data priorità alla produzione agricola locale, alla qualità alimentare e l’abolizione dei vincoli per l’accesso dei prodotti al mercato mondiale.
L’acceso alla terra, alle sementi, all’acqua e al credito devono essere regolamentati attraverso una vera e propria riforma agraria in Europa e negli altri continenti.
Chiediamo una svolta nelle politiche agricole, con il sostegno alle biodiversità. Le sovvenzioni devono essere date con criteri economici, sociali e ambientali e non per favorire i profitti dei grandi produttori, ma favorendo le esigenze delle zone rurali, dei piccoli produttori, dei soggetti svantaggiati e delle zone di montagna.
Occorrono dei programmi di sviluppo dell’agricoltura biologica, vietando l’uso degli Ogm nella produzione agricola e alimentare, difendere e valorizzare la denominazione d’origine.
UN’ EUROPA DI PACE E COOPERAZIONE
Mai più una guerra dovrà partire dal suolo europeo La guerra non può essere considerata uno strumento della politica.
Il disarmo e la riconversione dell’industria bellica sono compiti di fondamentale importanza.
L’Agenzia europea di difesa va sostituita con un agenzia per il disarmo, per fermare la corsa agli armamenti, la proliferazione e il possesso di armi di distruzione di massa, così come la militarizzazione dello spazio e degli oceani, favorendo in tal senso la stipula di trattati di disarmo.
I conflitti che si manifestano nello spazio europeo richiedono la necessità della creazione di un nuovo sistema di sicurezza collettiva sul continente europeo.
Da crisi regionale il conflitto nel Caucaso si è trasformato in crisi internazionale, che ora coinvolge gli stessi Usa. L’Ue ha il dovere di adoperarsi per una soluzione politica del conflitto.
Al contempo, il dispiegamento delle forze Nato in Afghanistan e le crescenti richieste da parte degli Usa per un aumento della partecipazione europea al conflitto dimostrano il fallimento della strategia di intervento militare perseguita dall’Amministrazione Bush.
Ne emerge la crescente contraddizione tra gli interessi europei in materia di sicurezza e l’intervento militare nato con le sue strategie espansionistiche.
La Sinistra europea ribadisce la propria richiesta di scioglimento della Nato. Siamo contrari alla logica dei blocchi militari ed anche ai tentativi e alle politiche europee miranti alla creazione di strutture militari.
La sicurezza europea deve più che mai fondarsi sui principi della pace, del disarmo, entro il sistema Osca, in conformità col dirito internazionale e con i principi di un sistema riformato e democratizzato dell’Onu.
La Nato è uno strumento degli interessi degli Usa in Europa. La Nato ha continuato ad esistere anche dopo la fine della contrapposizione Est-Ovest. Non solo: essa è stata addirittura ampliata e trasformata in una strumento ancora più funzionale alle strategie egemoniche degli Usa. L’allargamento della Nato ad Est corrisponde proprio a queste logiche.
Gli accordi bilaterali con gli Usa per il raddoppio della base di Vicenza, così come con la Polonia e la repubblica Ceca per l’installazione dei sistemi missilistici Usa, ed anche quelli con la Bulgaria e la Romania per la creazione di nove basi, rappresentano una minaccia per la sovranità dell’Europa e creano un rischio reale di un nuovo confronto militare sul territorio europeo.
E’ necessario il ritiro dall’Iraq e dall’Afghanistan della coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti. La comunità internazionale e l’Unione europea devono aiutare l’Afghanistan e la sua popolazione a trovare una soluzione politica, e non militare, sulla base del rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.
Chiediamo la chiusura di tutte le basi Nato e Usa in Europa. Siamo contro gli impianti militari satellitari, siano essi degli Usa o dell’Europa. Sosteniamo pienamente tutti coloro che in Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria lottano contro tali installazioni. Respingiamo qualunque uso a fini militari del sistema europeo Galileo.
Lo sviluppo delle politiche economiche e commerciali dell’Ue devono conformarsi al principio di uguaglianza di tutti i paesi. Gli accordi bilaterali di partenariato sono sbagliati. La politica commerciale internazionale dell’Ue deve essere orientata verso il fine di dare risposte adeguate alla crisi sociale globale e ai problemi ambientali. La lotta contro la povertà deve essere al centro delle finalità della cooperazione allo sviluppo. Questa non deve essere una nuova forma mascherata di colonialismo, e perciò non deve trasformarsi in una sostegno unilaterale agli interessi delle industrie europee di esportazione.
Chiediamo anche che sia vietata la trasformazione degli alimenti in combustibile. Chiediamo l’annullamento del debito per i paesi più poveri del mondo e la revisione dei programmi di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.
Siamo favorevoli a un ulteriore sviluppo della cooperazione mediterranea. Questa è la chiave per il raggiungimento della pace e della sicurezza nel Medio Oriente.
Occorre un processo democratico e trasparente per colmare il divario tra i paesi del Nord e del Sud del mediterraneo. Questo è l’unico modo per evitare di trasformare l’ambizioso progetto politico di Unione mediterranea in una struttura politica di disuguaglianza.
Un Mediterraneo di pace stabile e duratura è impossibile senza la risoluzione del conflitto in Medio oriente. La condizione è il riconoscimento del diritto del popolo palestinese ad avere un proprio Stato indipendente. La Sinistra Europea si batterà con forza per spingere l’Unione europea ad agire in questa direzione.
L’Europa deve impegnarsi attivamente per porre fine all’occupazione militare dei territori palestinesi, per l’abbattimento del muro, in conformità col pare consultivo espresso dalla Corte penale internazionale, e per il rigoroso rispetto di tutte le risoluzioni Onu.
L’Europa deve chiede in questo il sostegno dei paesi arabi della regione.
La Sinistra europea si oppone alle politiche Usa e Ue di scontro con l?Iran sulla questione degli impianti per l’energia nucleare ed esige che si faccia una politica rigorosa di negoziati.
La Sinistra europea, al contempo, sostiene le forze politiche e sociali che in Iran si battono per il rispetto dei diritti umani.
La Sinistra europea ribadisce il proprio impegno a favore di un processo di sicurezza e cooperazione tra tutti gli Stati del Mediterraneo e del Medio Oriente, compreso il diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi sulla base delle risoluzioni Onu 1754 e 1783.
La Turchia deve rispettare i diritti umani, compresi quelli delle minoranze interne. Una politica democratica e pacifica nei confronti del popolo curdo contribuirebbe anche alla soluzione politica del problema curdo in altri paesi del Medio Oriente.
Il cambiamento del clima politica a Cipro dopo l’elezione di Dmitris Christofia a presidente della Repubblica apre nuove speranze e prospettive per gli sforzi di riunificazione dell’isola.
La Sinistra europea è favorevole alla creazione di tutte le condizioni politiche ed economiche per una pacifica convivenza dei popoli e degli Stati europei. L’Europa ha bisogno di uno spazio economico e sociale che non escluda nessun paese europeo. La Sinistra europea è a favore di un ulteriore allargamento dell’Ue e per la creazione di una pan-struttura europea che superi le divisioni politiche ed economiche in Europa. Per questo la SE sostiene in particolare la salvaguardia della governance democratica, garantendo la realizzazione dei diritti umani per tutte le persone, di rispetto e tutela delle minoranze e per il rispetto dello stato di diritto come condizione per negoziare con i paesi candidati all’adesione all’Ue.
La SE chiede una politica di buon vicinato sulla base dell’uguaglianza, in particolare per quanto concerne i paesi della Csi e gli Stati balcanici occidentali.
UN’ EUROPA DEMOCRATICA E PARITARIA
La ricostruzione democratica dell’Europa resta oggi un problema urgente
Tutti gli esseri umani che vivono in Stati membri dell’Ue hanno il diritto di partecipare alla costruzione dell’Unione europea e dei suoi sviluppi futuri. L’Unione europea deve aprire alla partecipazione democratica di tutte le persone, o essa non avrà alcun futuro.
Noi siamo per il rafforzamento dei diritti e delle libertà individuali, nonché per i fondamentali diritti politici e sociali di tutti coloro che vivono dentro l’Ue.
La Carta dei diritti fondamentali deve diventare giuridicamente vincolante e deve essere ulteriormente sviluppata.
Ci impegnamo per una legislazione europea che garantisca alle donne di decidere del proprio corpo, per una libera contraccezione e libero aborto garantito dal sistema sanitario pubblico. Vanno promosse leggi europee contro qualsiasi forma di violenza sulle donne. Risorse materiati sufficienti devono essere garantite per tutte le vittime della violenza.
L’Ue deve garantire e promuovere i diritti delle persone discriminate a causa della loro origine etnica, dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere, di religione, ideologia, disabilità, età anagrafica. Chiediamo il rispetto di tutte le minoranze e un’azione coerente di contrasto a razzismo, xenofobia, ultranazionalismo, fascismo, sciovinismo, anticomunismo, omofobia e qualsiasi altra forma di discriminazione. Siamo per un’Europa laica.
L’Europa che vogliamo ha bisogno di una democratizzazione dell’economia. Codeterminazione e diritto di sciopero devono essere garantiti in tutti gli Stati membri.
La Se è per una politica culturale basata sul dialogo interculturale. Va contrastata la liberalizzazione dei servizi culturali. Vogliamo che il dialogo tra le culture diventi un principio di una politica di pace a livello locale ed europeo. Noi sosteniamo la Convenzione dell’Unesco sulla salvaguardia e la promozione delle diversità di espressione culturale.
Chiediamo anche una politica trasparente sui media. L’egemonia culturale e politica è sempre più dipendente dall’economia e dagli interessi militari. L’accesso alla società della comunicazione e informazione è un aspetto essenziale della partecipazione democratica, sia a livello nazionale che europeo. Siamo a favore di strutture democratiche nel servizio pubblico dei medi, per un accesso facile e a basso costo ai moderni media come internet.
E’ necessario invertire il processo di Bologna, impedendo la subordinazione della scuola, dell’università e della ricerca agli interessi delle industrie e del profitto privato.
L’istruzione è un diritto umano. Pertanto, sosteniamo tutti i movimenti degli studenti, genitori, insegnanti in Europa, che si oppongono alla riforma di Bologna, difendendo una istruzione pubblica e libera in ciascun paese.
L’istruzione pubblica deve essere inserita nei principi e valori che definiscono le caratteristiche essenziali della cultura europea. La scuola deve essere. In tutti i paesi membri, un luogo di incontro e di libero confronto tra le culture per una società multiculturale e multi religiosa, per lo viluppo di una educazione alla pace e all’uguaglianza di genere. Allo stesso modo, le università devono essere messe in condizione di sviluppare il loro indispensabile ruolo nella formazione culturale e scientifica fuori dalle logiche di mercato.
Per garantire lo spazio politico a tutti coloro che vivono dentro i confini dell’Ue, al Parlamento europeo deve essere conferita la funzione di iniziativa legislativa.
Le istituzioni dell’Ue (Consiglio, Commissione, Parlamento) devono aprirsi alla partecipazione della società civile, la quale deve avere la possibilità di controllare le loro decisioni.
Vanno messe da parte le misure e disposizioni antiterroristiche a livello Ue. Chiediamo l’abolizione della lista delle cosiddette organizzazioni terroristiche, la quale mette a repentaglio la libertà dei cittadini.
Vogliamo un’Europa aperta e cosmopolita in materia di migrazione. L’Europa non è una fortezza che debba respingere le persone che si trovino in stato di bisogno. E’ necessaria una politica europea sul diritto d’asilo in conformità col la Convenzione di Ginevra.
Pertanto, esprimiamo la nostra contrarietà al vigente sistema Frontex di controllo delle frontiere. Vanno chiusi i centri di detenzione per migranti.
Ci opponiamo alle scelte dell’Ue e dei governi nazionali che impongono meccanismo di “repressione preventiva” e di “deposito preventivo dei dati personali” (trattato Prym). Questi provvedimenti favoriscono gli abusi nei trattamenti dei dati personali da parte della polizia, della magistratura, dei servizi segreti, di aziende private, il tutto col pretesto della difesa della sicurezza pubblica.
Noi, partiti della Sinistra europea, condurremo avanti una campagna nei singoli paesi su questi obiettivi in vista delle elezioni al Parlamento europeo del 2009.
Vogliamo una sinistra e un gruppo parlamentare forte in modo da essere in grado di cambiare l’Europa.
Ogni voto per un candidato della Sinistra europea è un voto per un‘Europa di pace, sociale, ecologica, democratica e femminista, per un Europa della solidarietà.